La Chimère, a cura di Giorgio Smojver

Da un intervento di GIORGIO SMOJVER nel gruppo Heroic Fantasy Italia
La Chimère: una guerriera dal volto tagliato in due, un occhio azzurro e uno nero. È l’eroina della saga di Federica Soprani pubblicata su Lost Tales Sword & Sorcery: mutilata nel corpo e nell’anima, implacabile nella vendetta ma capace di ruvida pietà verso gli indifesi, combatte demoni e principi peggiori dei demoni, nella Francia di Caterina de’ Medici, del re pazzo Carlo IX: un paese raffinato e feroce, dove si avvelenava con un profumo e ardevano i roghi di streghe (Jean Bodin membro del Parlamento e giurista, sosteneva che il sospetto la voce popolare erano sufficienti a mandare una donna al rogo); mentre alla corte della Regina Madre alchimisti, avvelenatori ed evocatori del diavolo restavano impuniti. Lo stile di Federica è cristallino, poetico senza falsare con sentimentalismi la crudeltà della storia. Spoiler sul prossimo racconto:
“La Gitza osservava la prigioniera, il modo in cui si ergeva al limitare della stanza sfarzosa, una torre inaccessibile da cui la pioggia seguitava a ruscellare in rivoli neri inzuppando l’orlo esterno del ricco tappeto. Non aveva nulla a che vedere con nessuno dei presenti, né con gli sgherri boriosi che la accompagnavano, né con i fatui gentiluomini e le evanescenti gentildonne che aprivano le loro vesti impalpabili intorno al Conte come ninfee su un laghetto. Indovinò lo sguardo duro, protetto dalle pieghe del cappuccio, concentrato davanti a sé come se nulla di ciò che poteva accadere in quella sala potesse toccarla… Quando il cappuccio fu levato con un gesto secco l’intera sala trattenne un’esclamazione. Anche la Gitza si dovette premere le mani sulla bocca per non lasciarsi sfuggire un grido. Era una donna, ma questo lei l’aveva già compreso, i capelli biondi resi pesanti e scuri dall’acqua che le ricadevano sulla schiena e ai lati del viso. Quel viso… Sembrava che due maschere fossero state tagliate nel mezzo da una lama maldestra e ricucite insieme, per dare la parvenza di un unico volto. Ma non c’era alcuna fissità di maschera in quei lineamenti che mutavano, nelle palpebre che si abbassavano e si alzavano su occhi diseguali per forma e colore, nelle narici che si dilatavano al ritmo del respiro. Metà donna, metà uomo, e nella sua interezza niente e nessuno, o forse un tutto spaventoso nell’ imperfezione della completezza.”
Tavola di Sabrina Normani