La trinità di una trilogia.
Un lupo nero famelico, imprigionato nei limiti di un ruolo dorato. Un Re.
Una volpe argentata irrequieta, combattuta tra l’essere lì o altrove. Un guerriero.
Un diamante grezzo curioso, inconsapevole del suo valore e dei suoi bisogni. Un sapiente.
Nel legame profondo tra Uther e Maddox – fusione indissolubile tra un vissuto di sofferenza e un sentimento travolgente – si inserisce in punta di piedi Briden – che con la sua sincerità ed i suoi modi poco ortodossi porterà una ventata d’aria pura alla Corte degli inganni e delle apparenze – fino ad una triplice dipendenza emotiva, e non solo.
La narrazione coinvolge per intensità e delicatezza, ammalia per raffinatezza e potenza.
L’autrice sa scrivere bene, ormai ne ho la conferma: la capacità introspettiva di sviscerare l’anima; l’apparente facilità con la quale riesce a rendere vive le ambientazioni con poche pennellate sensoriali; la caratterizzazione scrupolosa dei personaggi; il centellinare informazioni durante il percorso, per finire con un colpo di scena che mette in pausa le Cronache di Daederian.



