Il cammino del Sapiente – recensione di Lucia Eva Sistro

La trinità di una trilogia.
Un lupo nero famelico, imprigionato nei limiti di un ruolo dorato. Un Re.
Una volpe argentata irrequieta, combattuta tra l’essere lì o altrove. Un guerriero.
Un diamante grezzo curioso, inconsapevole del suo valore e dei suoi bisogni. Un sapiente.
Nel legame profondo tra Uther e Maddox – fusione indissolubile tra un vissuto di sofferenza e un sentimento travolgente – si inserisce in punta di piedi Briden – che con la sua sincerità ed i suoi modi poco ortodossi porterà una ventata d’aria pura alla Corte degli inganni e delle apparenze – fino ad una triplice dipendenza emotiva, e non solo.
La narrazione coinvolge per intensità e delicatezza, ammalia per raffinatezza e potenza.
L’autrice sa scrivere bene, ormai ne ho la conferma: la capacità introspettiva di sviscerare l’anima; l’apparente facilità con la quale riesce a rendere vive le ambientazioni con poche pennellate sensoriali; la caratterizzazione scrupolosa dei personaggi; il centellinare informazioni durante il percorso, per finire con un colpo di scena che mette in pausa le Cronache di Daederian.