BLOG TOUR: Diari dal Sottosuolo – “Dancing with Roger” di Federica Soprani + intervista sul blog PENNA D’ORO

BLOG TOUR: Diari dal Sottosuolo – “Dancing with Roger” di Federica Soprani + intervista

1964956_10152267500137319_758800349_nCarissimi lettori, oggi voglio presentarvi
Diari dal Sottosuolo
un’antologia dei migliori racconti urban-fantasy che hanno partecipato al concorso Chrysalide Mondadori nel 2013. L’antologia, a cura di Diario di Pensieri Persi, è disponibile sia in versione cartacea sia in versione digitale.
I ricavati dalla vendita dell’edizione cartacea andranno in beneficenza a Emergency.

Sinossi: L’agghiacciante nenia di una sirena assetata di sangue. Una giovane strega desiderosa di vendetta che invoca demoni oscuri. Un uomo disposto a tutto pur di ricordare il suo passato. Città immaginarie, portali che separano il quotidiano dall’incubo. Echi provenienti dall’abisso dell’animo umano e che affiorano minacciosi come ombre. Tra le pagine di questi racconti, tutto può accadere. Una straordinaria antologia che coglie con un unico sguardo il mondo del sovrannaturale. Diari dal Sottosuolo ci inizia al perturbante confronto con un universo dalle tinte cupe e dai labili confini, quello dello Urban Fantasy, nel quale risuonano le voci di dieci talentuosi autori italiani che credono nella suggestione del diverso e nel fascino dell’orrore


L’antologia raccoglie 10 racconti:
Stefania Auci – La mamma fantasma
Sabrina Grappeggia Bernard – Gercai e le catene della libertà
Giacomo Bernini – Pandora
Romina Casagrande – Sirene
Gisella Laterza – Sogni perduti e birra scura
Laura MacLem – Parcheggio Riservato
Giulia Marengo – Artù
Loredana La Puma – La Notte del Destino
Eugenio Saguatti – Nati nel buio
Federica Soprani – Dancing with Roger

E’ qui con noi la talentuosa scrittrice Federica Soprani, autrice del racconto
Dancing with Roger

Sinossi 
Roger, un immortale votato da sempre all’ordine e al rispetto di regole non sue, è incaricato dal suo Principe di sorvegliare un personaggio controverso appena giunto in città. Devoto al proprio dovere si mette sulle sua tracce, a metà tra una guardia del corpo e un aguzzino.
Può bastare una notte per incrinare mezzo millennio di incrollabili certezze?
 
Dancing with Roger” è un avvincente racconto in cui l’autrice, con la sua scrittura emozionante, crea personaggi liberi di muoversi in un “mondo” che rappresenta lo specchio inflessibile dei desideri dell’essere vivente: a qualunque specie esso appartenga!
A breve potrete leggere la mia recensione sull’intera antologia. Voi intanto, non perdete tempo: acquistate “Diari dal Sottosuolo” e vi ritroverete sull’altalena delle emozioni perchè ogni racconto vi mostrerà il coraggio dei sentimenti che rendono la vita un bene prezioso.
Estratti
Parato in questo modo indecente, egli sviliva la grazia e la perfezione dei suoi movimenti dimenandosi selvaggiamente, offrendosi senza pudore agli sguardi febbricitanti ed eccitati della folla di mortali che riempiva il locale. In quel momento tutti, uomini e donne indistintamente, erano innamorati di lui. Egli lo sapeva, e sembrava trarre un piacere immenso da quella sensazione.
Tanti secoli buttati via, per approdare a quella sciocca illusione.
Dal momento che possiamo schiacciarli, per quale ragione dovremmo ambire a farci amare da loro? Ed era poi amore quella brama quasi palpabile che gravava nell’aria troppo calda della discoteca, che avvolgeva quell’uomo come una veste succinta, rendendolo ancora più seducente? Agli occhi di quei mortali egli poteva apparire come un dio pagano, un Dioniso giovane e sfrenato. Al mio sguardo antico era evidente solo che tanti secoli di non vita non gli avevano insegnato nulla.
 ***
“Ascoltate. Sono stato mandato a prelevarvi e a portarvi dal mio Signore. Gli ordini sono stati chiari e brevi. Mi rendo conto che possa risultare difficile per voi comprendere parole come ‘obbedienza’, ‘senso del dovere’, ‘efficienza’. Le vostre attenzioni non sono gradite. Trovo profondamente irritante il vostro tono e il vostro eloquio allusivo. L’unico interesse che nutro nei vostri confronti è professionale. Il solo tempo che desidero trascorrere in vostra compagnia è quello necessario a portare a termine la mia missione. Tutto quello che voi potete fare o dire nel frattempo mi è del tutto indifferente. Sono stato chiaro?”
I suoi occhi azzurri mi fissavano con un’espressione indecifrabile, duri come zaffiri, e al contempo trasparenti come una laguna tranquilla. Avvertii ancora quella sensazione di fragilità, ma come non considerare anche quella un’altra maschera, una presa in giro?
  ***
E fu allora che compresi quanto donasse a quell’uomo il dolore.
Lo seppi nel momento in cui lo vidi. La sua indubbia bellezza era accresciuta a dismisura dalla serietà. La tristezza avrebbe potuto, a mio avviso, renderlo addirittura insostenibile. Nei secoli ho notato come certi esseri apparentemente insignificanti acquistino nella sofferenza una bellezza e un fascino unici. Cosa poteva essere quel giovane uomo in preda al dolore? Quale piacere immenso poteva derivare dall’infliggere tormenti a quella bella creatura e vedere l’agonia deformare il suo volto di angelo in una maschera dolente?
Un brivido mi scosse, mentre sentivo crescere in me un’eccitazione feroce, mai provata in vita, mai sfiorata dopo la rinascita.

INTERVISTA

– Ciao Federica,che piacere (ri)averti qui sul blog 🙂 Come nasce la tua collaborazione con Diari dal sottosuolo?
 Ciao a te e ben ritrovata! È un onore e un privilegio essere tua ospite.
La collaborazione con Diario nasce da un desiderio e dalle misteriose forze dell’universo che hanno reso possibile realizzarlo. Più prosaicamente, nasce dalla mia idea balorda di partecipare al concorso Mondadori Chrysalide lo scorso anno nella categoria Urban Fantasy con un racconto che a mio avviso tanto urban fantasy non era (confesso di essere un po’ confusa da tutte le nuove definizioni di generi letterari sorti negli ultimi anni). Ho inviato il racconto al blog scelto per la preselezione, Diari di Pensieri Persi, senza sapere che lo staff di quest’ultimo coincideva in buona parte con quello di Speechless, una realtà letteraria con la quale desideravo pubblicare da moltissimo tempo. E qui interviene il desiderio di cui dicevo all’inizio, che mi ha portata per vie traverse (e un po’ contorte, ammettiamolo, ma chi sono io per mettere in discussione le misteriose forze dell’universo?) a poter pubblicare con questo meraviglioso team. Il mio racconto è arrivato in finale a Chrysalide ed è stato incluso in questa splendida antologia.
 – Nella prefazione a questa antologia si legge una frase di Gabriel Garcia Marquez: “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”. Cos’è per te “la poetica del ricordo”?
 Qualsiasi vicenda noi viviamo, qualsiasi azione, ogni singolo istante della nostra vita cessa di esistere nel momento stesso in cui si compie. Tutto ciò che viene dopo è frutto di una rielaborazione in parte cosciente, ma soprattutto inconscia, che trasforma il reale in un “pressappoco reale”, enfatizzandone i colori, amplificandone il piacere o la sofferenza, rendendolo qualcosa di migliore o peggiore, per giustificarne il ricordo e alimentare la catarsi nella quale inevitabilmente ci culliamo per giustificare la nostra esistenza. Chi scrive e racconta storie attinge non solo dalle proprie memorie consce o inconsce, ma anche da una sorta di ricordo collettivo: un serbatoio di fatti e suggestioni di coloro i quali hanno vissuto e alimentato la poetica della memoria prima di lui.
– Il tuo racconto Dancing with Roger è breve ma intenso. Una marea di emozioni in poche pagine. Chi sono e cosa rappresentano Roger e Guillame de Joie? Entrambi sembrano giocare con il fuoco dimostrando che i sensi hanno il sopravvento sulla razionalità: è così?
 Guillaume è un personaggio che mi accompagna da molti anni. È stato il primo vampiro che ho interpretato in un gioco di ruolo e ho scritto un romanzo mai portato a termine su di lui intitolato La rinascita di Hermes. Dancing with Roger è una sorta di cronaca romanzata della prima sessione di gioco in cui ho avuto il piacere di vestire i suoi panni. Credo che il master che muoveva Roger sia ancora in analisi da allora. Nella mia intenzione Guillaume doveva essere un personaggio assolutamente frivolo e spensierato, una creatura alla quale l’eternità non solo non aveva inflitto sofferenze e patimenti, ma che addirittura nel suo essere ciò che è, un Rinato, avesse colto il pretesto per essere pienamente se stesso, senza limiti, senza remore e ostacoli morali. Purtroppo, come spesso accade, il tempo di giocarlo un paio di volte e la sua storia mi ha travolta con un carico di dolore tale da renderlo a tutt’oggi uno dei personaggi più pesanti e sofferti che io abbia mai creato, ma nel racconto prevale ancora il suo spirito irriverente e la sua leggerezza, contrapposti alla rigidità apparentemente inscalfibile di Roger. Quest’ultimo, a mio avviso, rimane capace di provare passioni tanto più profonde ed estreme quanto più le reprime del tutto nel suo atteggiamento e nella sua condotta. Confesso di avere un debole per i personaggi un po’ repressi 😉
 – In Dancing with Roger mi è parso di leggere, tra le righe, il messaggio: “Il dolore dona realmente la vera bellezza”. Ci spieghi il motivo di questa scelta?
 È un adagio che mi accompagna da tempo ed emerge anche in altre storie che ho scritto e in altri personaggi ai quali ho dato vita. Per esempio Michele Corella o Jericho Marmaduke Shelmardine della serie Victorian Solstice. L’avevo elaborata già ai tempi dell’università grazie a letture indimenticabili come La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz. Allora mi beavo di essere un groviglio di luoghi comuni romantici che sfidavano ogni buon senso. Tuttora resto dell’idea che come alcuni artisti trovano la loro miglior espressione e più felice ispirazione solo nel dolore, così ci siano individui ai quali il tormento della carne o dell’anima conferisca un fascino innegabile e una bellezza struggente. In Corella questo concetto è esasperato nella fascinazione subita dal protagonista davanti a figure di martiri e santi colti nell’istante del supplizio. In Dancing with Roger è solo una percezione appena accennata dal momento che lo stesso Roger non può sapere quanto abbia sofferto davvero Guillaume nella sua lunga esistenza.
– Federica, tu sei una scrittrice che ha alle spalle una serie di pubblicazioni e collaborazioni importanti.  Quali sono gli elementi base della tua narrazione e come riesci a catturare l’attenzione dei lettori?
 Intanto grazie per le tue parole, che mi rendono molto orgogliosa (posso salutare la mia co-autrice? Ciao Vittoria)! Scrivo da quando ero una bambina e quello che ho sempre desiderato maggiormente fare è creare mondi e condurvi gli altri. Da piccola lo facevo inventando storie e raccontandole agli altri bambini, poi a un certo punto, dopo aver letto abbastanza libri per rendermi conto che tanta gente ci aveva provato prima di me, ho tentato di metterle anche per iscritto. Credo che chi legge le mie storie possa apprezzare l’atmosfera che tendo a creare, quella suggestione fatta di immagini e descrizioni e sensazioni che attira il lettore in un altrove in cui può perdersi per il tempo della lettura. L’esperienza come master nei giochi di ruolo è stata una palestra importante da questo punto di vista. Credo che le persone possano apprezzare anche i personaggi che creo. Molto spesso sono esseri in bilico tra questo mondo e altri, non necessariamente perché sono delle creature fantastiche o sovrannaturali, ma per la loro stessa natura, che li rende diversi, emarginati, proprio come se in questa realtà fossero capitati per sbaglio. Credo infine che possa risultare affascinante la percezione di un altrove che ricorre spesso nelle mie storie e nelle mie ambientazioni, un Mondo-sotto-il-Mondo che a volte si concretizza in luoghi che non sono luoghi ma un’assenza di spazio e di regole, che altre volte rimane sospeso, nascosto nell’angolo estremo dell’occhio, restando una dimensione che non esiste ma percepibile in modo misterioso.
– La tua scrittura è il risultato di un duro lavoro e infinita passione. Quando hai sentito dentro di te l’esigenza di scrivere?
 Ne facevo accenno poco fa. Il mio primo romanzo l’ho iniziato a dodici anni, anche se mia nonna giura che alcuni miei temi delle elementari fossero di fatto già dei racconti. Scrivere necessita di tanta passione, è vero, ma anche di instancabile studio e di una dose inesauribile di umiltà. Quella è fondamentale per migliorare giorno dopo giorno. Mettersi costantemente in discussione e non smettere mai di cercare. E poi c’è il piacere. Scrivere deve farti stare bene, deve renderti felice, altrimenti non vale la pena farlo. Io sono felicissima quando scrivo, perfino quando sto male, quando le parole non vengono e l’ispirazione languisce. È una dolcissima agonia alla quale non rinuncerei mai.
– Quando scrivi come immagini il tuo “lettore ideale”?
 Non penso mai a chi leggerà quello che scrivo. Prima di pubblicare Corella e Victorian Solstice non mi ponevo neppure il problema che qualcuno che non fosse mio amico potesse leggere le mie storie. Spero che quello che scrivo possa piacere a chiunque, che individui diversi possano trovarvi disparate emozioni e un piacere differente. Ho ricevuto riscontri positivi da persone diversissime tra loro e la cosa più divertente è che mi hanno detto di aver apprezzato particolarmente nei miei scritti cose che non mi ero nemmeno resa conto di averci messo. Per questo motivo penso che la scrittura come anche la lettura debba restare un’esperienza profondamente soggettiva e che, come da lettrice sono stata piacevolmente sorpresa da autori sui quali non avrei mai puntato, mi auguro di poter essere apprezzata anche da lettori lontani anni luce da quello che scrivo e quello che sono.
 – Federica, ci racconti la tua carriera di successi e cosa significa per te “essere famosi”?
 Essere famosi significa essere conosciuti al di là della tua vita e del tuo mondo per forza di cose limitato geograficamente e socialmente. In certi casi è significa anche essere conosciuto da persone che non sanno nemmeno che faccia tu abbia, anche se, nell’era del web, risulta difficile tenere nascosta la propria identità. Questo per me significa essere famosi e in quest’ottica posso vantare la mia fetta di celebrità, seppur piccola, perché pubblicando Corella e la serie Victorian Solstice, oltre ai miei racconti in varie antologie, ho avuto l’occasione di venire a contatto con molte persone sconosciute e distanti, con le quali ho potuto avere scambi costruttivi e, in certi casi, anche instaurare rapporti di amicizia. Suppongo che diventare MOLTO famosi sia un’altra faccenda, ma sinceramente non credo che la questione di base cambi tanto. Chi crea qualcosa, prova il naturale desiderio di condividerlo con più persone possibili, sia che si tratti di un romanzo o di una torta. Quando ti accorgi che le tue torte piacciono a un sacco di gente, beh, non puoi che esserne felice e cercare di sfornarne sempre di migliori.
– Essere una scrittrice ti mette in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Come descriveresti questi rapporti?
 Come detto prima, ho avuto occasione di conoscere diverse persone con le quali ho potuto confrontarmi, a partire dalle mie editrici, tanti blogger e ovviamente lettori e altri scrittori. È tutto molto stimolante e arricchente per me, perché sono una bestiola sociale e socievole, amo gli scambi costruttivi e sono cresciuta nella convinzione che c’è sempre da imparare qualcosa dal prossimo. Finora sono stata fortunata perché ho avuto a che fare solo con persone piacevoli. Le poche recensioni negative le ho sempre accolte con l’attenzione che si dovrebbe riservare alle critiche, ma anche con la consapevolezza che non si possa piacere a tutti. In generale quest’ultimo anno e mezzo è stato oltremodo soddisfacente per me.
– Ritorniamo all’antologia Diari dal sottosuolo, perché un lettore dovrebbe acquistarla?
 Perché contiene ottimi racconti, che domande! Perché declina il fantastico nella sua accezione più ampia e in molte delle sfaccettature che ne hanno fatto uno dei generi più diffusi degli ultimi duecento anni. Gli autori sono giovani ma promettenti e ciascuno profondamente investito nel proprio stile e nella propria unicità. Perché l’edizione è curata e gradevole, la copertina strepitosa ed è più di quanto si possa dire di molti o troppi testi buttati sul mercato da case editrici piccole e grandi, che forse hanno perso un po’ di vista cosa significhi pubblicare un buon libro.
– Progetti per il futuro?
 Tanti, troppi, sempre. A breve uscirà il quarto episodio della serie Victorian Sosltice, ma posso anticipare agli appassionati di Jonas e Jericho che Vittoria Corella e io stiamo già pensando a un quinto episodio e a un’ulteriore serie antologica ambientata nella stessa Londra che è già stata teatro delle avventure dei nostri due male assortiti detective. Sempre con Vittoria stiamo terminando la stesura di un romanzo Steampunk, una sorta di spin off di Victorian Solstice. Si chiamerà Victorian Vigilante, ovvero le Macchine Infernali del Dottor Morse e ci auguriamo possa ricevere un’accoglienza altrettanto entusiastica di quella riservata ai nostri precedenti lavori.
Sto collaborando anche con altre due scrittrici, Letizia Loi, con la quale sto scrivendo un urban fantasy (questa volta sono quasi sicura che la definizione sia corretta) e Lucia Guglieminetti, che mi ha permesso di rispolverare il personaggio di Guillaume in un paio di racconti che hanno come protagonista lui e Raistan Van Hoeck, il vampiro protagonista dei suoi lavori.
In solitario ho ripreso in mano il libro dedicato a Guillaume, La rinascita di Hermes, ma soprattutto sto cercando di portare avanti un progetto che covo da anni, un romanzo che per ora si chiama semplicemente Luthais, dal nome del luogo a cui è dedicato (uno dei miei tanti luoghi-non-luoghi).
A breve, inoltre, pubblicherò anche un paio di racconti lunghi con due case editrici digitali.
– Grazie Federica per aver risposto così gentilmente alle mie domande. Vogliamo concludere con una bella frase?
 La vita è sogno, soltanto sogno… il sogno di un sogno.
L’ha scritto Edgard Allan Poe, anche se nella mia testa risuona da sempre sussurrato dalla voce soave di Miranda, protagonista di Pic Nic a Hanging Rock di Peter Weir, uno dei miei film preferiti in assoluto. C’è talmente tanta bellezza in questa vita che il mio più grande rammarico è non poterne assaporare che una minima parte. Ma suppongo che anche questo faccia parte del sogno e il suo essere destinato a svanire.