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da Il posto delle bambole

Erano passati dieci anni dal nostro primo incontro, ed eravamo cambiati entrambi. Eppure un privilegio degli amanti è la capacità di annullare lo scorrere del tempo, di lasciarlo sospeso fuori dalle pareti dell’alcova, lasciandolo fluire per tutti gli altri, ma non per loro. Tutto ciò che è stato e sarà non ha più importanza, ma il momento, diluito e infinite volte bevuto da coppe gemelle, solo quello ha valore. Un lusso speciale, che permette ad ogni incontro amoroso di rinnovarsi, alla passione di divampare come se fosse la prima volta, o l’ultima, sempre. Eravamo cambiati, io ero invecchiato, e quel corpo bianco allacciato al mio si era allungato, era cresciuto, come un albero sulla riva di un ruscello, snello, flessuoso, delicato e forte a un tempo.
Il pallore quasi luminoso della sua carnagione trasmetteva un’illusione di fragilità, come di qualcosa troppo facile da sgualcire, eppure il vigore dell’adolescenza scorreva in quelle membra, che cercavano le mie, bramose, audaci, lasciandomi spesso ansante, sfinito, ancora ardente di desiderio. Era una danza senza artifizi la nostra, un duello alla pari che non conosceva menzogna, sebbene ci separasse un’intera vita, o forse solo la mia, con le mie infinite esperienze consumate e perdute, così diversa e distante dal suo mondo di brezze e pomeriggi quieti.
La freschezza di quel corpo si trasmetteva a me, donandomi una seconda giovinezza, come un balsamo distillato da un generoso alchimista, e io non potevo, non volevo rinunciare a quella tardiva primavera.
Allungai la mano e l’affondai tra i suoi capelli, fini, curiosamente freddi al tatto, come se dell’argento non avessero solo il colore, ma anche la sostanza. Emise un sospiro simile a una risata, una delle sue risate sbuffanti, con le quali ostentava la sua ferma decisione di non prendere nulla sul serio. Forse tuttosommato non eravamo così diversi, lui ed io, ed era solo quell’indole malinconica che andavo sviluppando con l’età a voler dipingere per il mio giovane amante un’infanzia edenica e senza ombre. Un’infanzia vissuta tra le bambole, come una bambola.

da Il posto delle bambole

Published: 6 Novembre 2013